Compagnia Virgilio Sieni
Il lavoro della compagnia Virgilio Sieni si riflette su una vasta estensione dell’umano, tale da far convergere l’estrema coerenza di tutto il suo percorso con la multiformità delle varie fasi che esso ha attraversato e delle soluzioni spettacolari messe in atto di volta in volta; feconde contraddizioni e opposizioni convivono con la fondamentale tensione all’unità dell’esperienza (artistica e oltre). L’arte, coreografica e scenica, con le sue modalità produttive, tende qui a svalicare i confini della sua -rassicurante- separatezza, a favore di molteplici e destabilizzanti intersezioni con l’esperienza tout court. Il fare coreografico di Sieni è sempre inquieto, fatto di scarti, variazioni, aritmie, in cerca di vuoti al proprio interno, attraverso i quali cadere oltre la purezza del linguaggio, ma proprio grazie al radicale sprofondamento nella stessa, nella sostanza della sua articolazione e delle sue forme. L’indagine-creazione artistica si muove tra i limiti estremi della pura performance, delle tradizioni coreografiche come patrimonio profondamente posseduto con cui interloquire, della body art e del ready-made, dell’arte concettuale e dell’installazione visiva, delle discipline (orientali) che dispongono il corpo alla pratica dell’energia; entro questo territorio si vengono a formare le opere di Virgilio Sieni, come danza e visione, ma anche come enigma e simbolo: cioè come cavità (piena di risonanze) da interrogare e ascoltare, e come sponda visibile che col-lega l’osservatore a un’altra sponda, invisibile. L’alchimia che determina e risolve le opere di Sieni -nella misura in cui i materiali, i frammenti, le visioni del lavoro e dei corpi vengono “trattati” con l’alta temperatura di una tensione alla òlosis fino alla “trasformazione della sostanza” in altro- richiama e richiede un’analoga alchimia dello sguardo nello spettatore: un’attitudine aperta e audace, disposta a vivere attivamente le tensioni dell’opera, a ingaggiare un corpo a corpo con essa, che non si può risolvere in una comprensione definitiva dello spettacolo e dei suoi significati, ma che conduce a una più incisiva esperienza visionaria della bellezza e del drama.
MESSAGGERO MUTO
La tematica di questa produzione è volta verso un’ indagine sul mutismo del danzatore, intesa come forma di comunicazione;
sviluppando la relazione che intercorre tra lo spazio ed una condizione estrema, di intensa forza che attraversa il corpo danzante.
Il mutismo incombe come mancanza di voce e quindi prelude all’ urlo, al grido,
al boato eclatante e necessario: suono dalle viscere, proiettato oltre il corpo.
Affronta con ostinazione il movimento dismorfico e irregolare proiettandolo verso un universo tra malattia e lo studio di emozioni,
cioè come far affiorare la presenza di esseri o messaggeri di una lingua diversa.
Emergono delle icone che richiamano ed accennano misteriosamente alla complicità di un gruppo.
Lo spazio si costruisce quindi di regole e sistemi di passaggio, subito contraddetti e smembrati.
Quella che all’ inizio è una lunga introduzione sugli elementi primari, dal grido al cerchio, dal perimetro all’ accerchiamento,
dalla tangente al contatto, sulla natura morta. Ombroso, buio, animaletto, torto, travestimento, mutino, concertino, luccicante,
cavallina, spogliarello, quadrupede, fine.
I corpi in scena risaltano per la disarticolazione dei loro movimenti, offrendosi al pubblico tanto nella loro brutalità,
quanto nella loro disarmante purezza attraverso una danza estremamente dinamica, geometrica e ricca di espressività.





MI DIFENDERO’
Segni di un vocabolario di storie appaiono all’ interno di spazi preparati, lavorati con attitudine costruttiva e architettonica.
Nello spazio misurato dell’ azione e della visione, emergono sentieri che conducono all’ incontro con l’ animale e l’ irrazionale,
che porta verso la necessita’ di difesa. Si ripetono cinque azioni che hanno un solito andamento: lo spazio viene costruito,
sono impiegati mobilia e un arredamento provenienti da una soffitta. Si elabora l’ incontro, l’ animale diventa bambino.
L’ arredamento spostato sui perimetri dei diversi spazi compone prima delle stanze, poi barriere,
accogliendo il passaggio e lo stare delle figure- corpi metamorfici, tra crudelta’, attesa, richiesta di aiuto,
da visioni domestiche a tavoli sacrificali, nel passaggio tra percezioni e epoche e contesti diversi.
Chi si difende, da cosa – gli interrogativi si calano nei corpi e nei gesti, restando sospesi e trovandosi di scena in scena.
Il fluire visionario delle apparizioni e degli incontri, è scandito dalla precisione dell’ atto di costruzione dei luoghi,
marginali o polverosi come una soffitta, o legati all’ azione come barricata.
Prende corpo una dimensione del rito, costituita materialmente da un mobilio di scarto,
che e’ già rifiuto di un epoca ma che un tempo arredava una casa, e porta verso il senso di un ripostiglio romantico e malinconico.


Nessun Utente ha risposto a " Compagnia Virgilio Sieni "