Les Liens Invisble al Festival della Creatività di Firenze 07
Il gruppo Les Liens Invisible è ospite al Festival della Creatività di Firenze edizione 2007, per un seminario dal titolo Linking the Invisible. Il congresso ha come tema la net.art, nella quale il collettivo opera dal duemilasei, anno di nascita del gruppo da un idea di Clemente Pestelli e Gionatan Quintini a cavallo tra arte e media-attivismo.
Il nome del seminario Linking The Invisble rimanda al loro approccio alla net.art sobriamente iconoclasta, interessato principalmente a costruire relazioni simboliche, o sociali.
Il gruppo ha presentato nel seminario i propri lavori che andiamo ad analizzare.
Creato un po per plagio, un po per gioco e un po perché può essere utile, è Subvertr, una sorta di detournement di Flikr, un famoso sito che permette la condivisone di fotografie con gli utenti di tutto il mondo. Su <ww.subvertr.it> l’utente può ridefinire con personali tag un immagine presente su Flikr. Leggiamo nel sito che ospita il progetto: “Subvertize!Non lasciare a nessuno la possibilità di manipolare il tuo immaginario, fallo per conto tuo: collezionalo, detournalo, alteralo e condividilo con altre persone come te…Lascia che le tue immagini si liberino del tutto. Date loro un titolo, una descrizione ed organizzatele in deliranti subverTags: divenite parte di una insignificante, collettiva, visionaria fuga dal buon senso!”
Liberté, Egalité, Volonté. The Blasphemous Art Riot è un lavoro realizzato dal gruppo in collaborazione con Image Guerrilla Group. Questa è un opera di plagiarismo sociale ma anche di ludico esperimento di networking artistico. OperAzione innescata in risposta alla censura per volere del deputato dell’ UDC Luca Volonté del gioco sviluppato in flash Operazione: Pretofilia contente immagini di stupri virtuali nei confronti di minori da parte di personaggi ecclesiastici, sotto gli occhi di omertosi genitori. Realizzano così il sito <http://www.luca-volonte.com> apparentemente identico a quello originale di Luca Volonté se non fosse che premendo qualsiasi pulsante parte il videogioco censurato. La falsificazione, è di grande impatto perché si mimetizza. Solo dopo del tempo gli utenti capiscono la realtà della burla. Un falso che vuole inflazionare il vero, stimolare il senso critico dell’ utente, fare in modo che rifletta su cosa è vero e cosa no, in linea con i principi del fare controinformazione.
Il gruppo presenta in anteprima al Festival un progetto a cui stanno stanno lavorando dal nome A Fake is a fake. Fake deriva, dall’inglese, letteralmente significa falso. Nel gergo di internet è un utente che falsifica in modo significativo la propria identità. Una pratica comune della net.art consiste nel creare fake, ovvero falsificare importanti siti e riempirli dei propri contenuti.
A Fake is a fake vuole permettere a tutti i potenziali utenti in modo estremamente intuitivo di creare un fake di una testata giornalistica o di un sito istituzionale per poter veicolare un proprio messaggio personale.
Il gruppo è inoltre presente al Festival con l’installazione interattiva dal titolo Disperse exclamatory phase. Il lavoro è una rielaborazione del film Uncertain Verification del 1964 di Grifi e Baruchello che era stato realizzato con una molteplicità di pellicole hollywoodiane degli anni ‘50 rimontate insieme. L’installazione trasmette via bluethoot, entro un raggio di alcune decine di metri, dei frammenti video di queste pellicole che possono quindi essere rimontate dal pubblico in base alla propria personalità. Il progetto si interroga sulla filosofia della decostruzione, frammentando tutto in maniera opensource , lasciando cioè liberi e accessibili i “sorgenti”, ovvero i frammenti che compongono il film, come avviene per il software libero. In questa maniera chiunque può mettere le mani sopra l’opera e costruire la propria storia. Il progetto è presente anche nella versione online all’indirizzo <http://disperse.exclamatoryphase.net>
Intervista a Gionatan Quintini e a Clemente Pestelli, del gruppo net.art Les Liens Invesible.
Cos’è la net.art? Quali pensi siano le potenzialità future e i suoi
limiti?
Clemente: “Viene genericamente intesa, forse anche per renderla più
appetibile, come l’ arte di internet. In realtà è l’ arte di relazione
tra le persone, introducendo un ipotetica artisticità nella
comunicazione quotidiana. Arte di rete, ma nel senso di arte di intreccio di
comunicazione fra persone tramite internet, che rappresenta l’ambiente
ideale perché oggi è ormai utilizzato da tutti.”
Gionatan: “Il limite principale della net.art può essere quello di essere
confinata in Internet. La net.art si evoluta insieme alla evoluzione del
suo mezzo di produzione e distribuzione, il computer e internet. Dalle
primi sperimentazioni di net.art degli anni ‘90 a oggi sono notevolmente
cambiati gli strumenti tecnologici a disposizione, capire cosa sarà
possibile fare un domani dipenderà dai mezzi che avremo in futuro.”
Credi che l’evoluzione di Internet abbia portato solo benefici
all’umanità o pensi che abbia anche dei risvolti negativi?
C: “Personalmente io forse vedo più lati negativi che positivi. Il lavoro
che facciamo vuole mettere in evidenza la contraddizione di questo
buonisimo, ottimismo della rete internet. Si è parlato molto di attivismo
telematico, ma sono piuttosto scettico sul fatto che la rete possa essere
veramente sostituto della strada, dall’ attivismo fatto dai corpi.
Questo perché basato su una infrastruttura tecnologica gestita da chi ha
il potere. La tua voce di dissenso può essere spenta in qualsiasi
momento da chi ha il potere sulla infrastruttura. I lavori che facciamo
vogliono rendere visibile la autoreferenzialità, il limite, la
manipolazione che sta dentro internet. I lavori che facciamo
vogliono rendere visibile la autoreferenzialità, il limite, la
manipolazione che sta dentro internet. Indubbiamente ha portato
molti benefici per l’uomo, ma non sono molto ottimista”
G: “Ci sono molti aspetti che si potrebbero criticare della rete, come il
fatto che il web2.0,sembra che metta l’utente al centro, mentre in
realtà diventa forza omologatrice, che tende a distinguere le nozioni in
maniera quantitativa e non tanto qualitativa. Ad esempio pensiamo alle
voci che restituisce un motore di ricerca e i criteri che ha per
definire un ranking, sono sempre delle questioni quantitative. Anche
questa è una forza omologatrice.”
Quali sono i pilastri della vostra poetica?
G:“L’ironia, l’ idea della manipolazione, l’ interazione, l’ aspetto
ludico, la contrapposizione tra reale e naturale, demistificare la
tecnologia e renderla ridicola, giocosa. Ad esempio il senso di emulare i
servizi del web2.0, come una piattaforma di
blogging o una piattaforma di condivisone di fotografie, stà nel voler
decontestualizzare e ironizzare questi ambienti.
Ci descrivereste un lavoro che avete realizzato che ritenete importante?
G:”Il lavoro più importante è quello che stiamo preparando, e che presto
uscirà sulla rete. Sicuramente è la creazione più matura. Si chiamerà
A Fake Is A Fake (http://fake.isafake.org). Il concetto alla base è che l’ informazione in quanto
rappresentazione della realtà non può essere indicata come realtà, ma è
pur sempre un falso, è un falso mediato. Per questo principio rendiamo
possibile a chiunque di produrre un proprio falso contestualizzato nella
interfaccia, nella veste d un altro sito. Qualsiasi utente, senza
specifiche competenze tecniche, potrà veicolare i propri contenuti
attraverso l’ utilizzo di template di giornali online di fama
internazionale, come il Figaro, Repubblica, il New york times, o di
alcuni siti istituzionali come quelli del Wto o della Casabianca.”
C:”L’idea del falso, del fake, è sempre appartenuto al filone net.art dagli
anni 90. Sono complesse operazioni la cui realizzazione non è a portata
di tutti. Con il nostro lavoro vogliamo rendere realizzabile un fake da
parte di qualsiasi utente, che lo potrà pubblicare sul nostro server col
nome nome.is fake o su un proprio dominio.
Cito un celebre passaggio che amo molto dell’altrettanto
celebre rivista a/traverso:”Fingiamo di essere al posto del potere, parliamo con la sua voce,
emettiamo segnali come se fossimo il potere, con il suo tono di voce. Ma
sono dei segnali falsi. Produciamo informazioni false che svelino quel
che il potere nasconde, informazioni capaci di produrre la rivolta
contro la forza del discorso del potere. Riproduciamo il gioco magico
della verità falsificatrice per dire con il linguaggio dei mass media
quel che essi vogliono scongiurare…”
Se tu oggi potessi parlare a nome di un importante sito
governativo, che messaggio lanceresti all’umanità?
C e G: “Andate e moltiplicatevi!” (risate)
Intervista e relazione a cura di Alessandro Serravalle, Lucca 23/02/2008
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